Era sulla terrazza all’ultimo piano della casa/villa nella quale passava un weekend al mese, e di fronte a se un panorama di pianure e monti spazzati dal vento si stendeva a perdita d’occhio. Quando saliva su quel terrazzo, da sola, era come se il tempo si fermasse, e in un attimo la confusione della sua mente si spegneva e lasciava spazio al fruscio del vento tra le foglie. Quando poi doveva andare via, dentro di se la sensazione di vuoto nasceva, e in lei si faceva presente l’obbligo di una imminente partenza. Non aveva ancora la possibilità di rimanere lì fino a quando voleva.
Dal primo piano provenivano i suoni striduli di una chitarra elettrica e le vibrazioni forti e profonde di un basso. Dal piano terra salivano odori di pasta e funghi, vino e dolci ai pinoli. Quella casa/villa viveva con loro, delle loro risate, della loro musica, della sua voce e delle valigie disfatte e fatte. Lì, i giorni sembravano mesi ed attimi contemporaneamente, il tempo sfuggiva agli orologi e le parole al loro significato.
Loro si capivano guardandosi negli occhi, i sentimenti si mescolavano nell’aria : passione,amore,felicità,amicizia. Anche la rabbia aveva la sua parte, ma bastava un piccolo gesto per scacciarla dai pensieri di tutti. Loro, dentro quelle mura, costruiscono la loro vita, la vita che sognano individualmente, a coppie e tutti assieme; fanno progetti, scambiano le idee e le battute, ironizzano sui conoscenti e su loro stessi.
La sera, quando la notte avanza, si recano tutti sulla terrazza all’ultimo piano, e incantati guardano l’universo sopra le loro teste, riconoscono le costellazioni, vedono le stelle cadere . Il freddo viene schermato dai plaid e dalle bottiglie di birra, il silenzio cala sulle loro bocche per lasciare spazio ai pensieri più leggeri e trasparenti. Se si fissano i loro volti, è chiaro a chi stanno pensando.
Arriva debole la notte, che sembra non sfiorare quella casa se non per l’oscurità. Loro suonano, stanno in piedi fino alle 2, le 3, e alla fine rimangono in due, e in due cantano e suonano sotto voce. Lei pensa “E’ questa la vita che voglio” mentre il suo compagno cerca gli accordi per un ultima canzone.
Alla fine, anche i loro occhi chiedono tregua, ed insieme si sdraiano sul letto e parlano, scoprono angoli nascosti delle loro vite, ridono di fatti accaduti anni fa e insieme saldano il loro rapporto, confondendo i gesti , le voci ed i respiri.
Ma l’ultima mattina arriva, le valigie sono pronte, il biglietto del treno nella mano pronto ad essere timbrato. Un ultimo saluto, che sembra sempre troppo veloce e mai abbastanza per dirsi “Ci vediamo presto”.
Da lì, ogni nuovo giorno è un giorno in meno, ogni minuto che passa è la speranza e la felicità che cresce.
Mancano solo 10 giorni, e ci vediamo.